Giorgio Lorefice
Giorgio Lorefice

Giorgio era un amico per tanti, un compagno di calcio e di volontariato per alcuni, una persona seria e disponibile per tutti. Dal pomeriggio di mercoledì 26 gennaio 2005, è diventato un eroe. A Serra Riccò, a causa di una potente esplosione di un’autocisterna che stava travasando gas GPL da riscaldamento nei serbatoi  di una società che si occupa di impiantistica di condizionatori d’aria. I pompieri avevano raggiunto tempestivamente la località di Mainetto ove si era sviluppato un incendio causato dalla fuoriuscita di gas  da una valvola del serbatoio e l’operazione di spegnimento sembrava riconducibile alla attività “ordinaria” dei nostri vigili, quando il caposquadra Giorgio, forse intuendo prima e più degli altri la gravità della situazione, ha urlato di allontanarsi, di scappare, a tutti i presenti, colleghi, carabinieri, dipendenti e operai delle aziende della zona. Dopo qualche secondo c’è stato un boato assordante ed un’esplosione  ha disintegrato  un grande capannone e ferito una quindicina di persone. La sua prontezza è valsa a salvare la vita  a tante persone, ad alcuni dei suoi colleghi, ma non la propria. Poteva essere una strage, evitata da un atto eroico.

Per tale intervento Giorgio è stato decorato, il 14 marzo 2005, con la medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Ecco la motivazione, direttamente dal sito del Quirinale.

Nel corso di un intervento per lo spegnimento dell’incendio scaturito durante il travaso di gas petrolio liquefatto (GPL) da un’autocisterna ad un serbatoio seminterrato, resosi conto dell’imminente deflagrazione del mezzo avvolto dalle fiamme, faceva allontanare tempestivamente i civili, i componenti delle Forze dell’Ordine ed i colleghi presenti e si attivava, con eroico e cosciente rischio personale, nella difficile opera di raffreddamento della massa incandescente. Fulgido esempio di elette virtù civiche, di generoso spirito di abnegazione ed altissimo senso del dovere, spinti fino all’estremo sacrificio. 26 gennaio 2005 – Serra Riccò (GE)

La famiglia di Lorefice, che attendeva da tempo l’inizio del processo, aveva scritto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Non sono le onorificenze, ma è la giustizia quello che conta». Il 10 ottobre 2009 infatti, visto che il processo a carico dei responsabili non era ancora di fatto iniziato pur essendo trascorsi quasi 5 anni, per non dimenticare Giorgio Lorefice e tutti coloro che ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per la sicurezza di tutti noi era stata organizzata una grande manifestazione, con un corteo partito da Morigallo e conclusosi silenziosamente fino alla Caserma dei Vigili del Fuoco di Bolzaneto.

Il processo si è poi concluso con una condanna e una assoluzione. L’autista dell’autobotte, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi. Assolto invece con formula piena il titolare della ditta a cui apparteneva il mezzo. L’azienda, però, dovrà pagare un risarcimento in sede civile. Il PM aveva chiesto per entrambi tre anni di reclusione. Le accuse nei loro confronti erano di incendio colposo aggravato e omicidio colposo.

Il Comune di Sant’Olcese, in accordo con il Gruppo Alpini di Sant’Olcese, ha deciso di intitolare a Giorgio il nuovo rifugio della casermetta del Monte Rostegasso.