Il giorno delle panchine rosse nei brani dei ragazzi

Lo scorso lunedì 25 novembre è stata una giornata molto emozionante, partecipata e significativa. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi condivide con tutta la popolazione i brani letti durante l’inaugurazione delle panchine rosse.

BUONA LETTURA!

“Quelle come me” di Alda Merini:

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’anima,
perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Il male che si deve raccontare” di Simonetta Agnello Hornby, breve rielaborazione a cura del Teatro dell’Ortica:

Credevo che le donne che subiscono violenza dagli uomini fossero casalinghe, senza qualifiche professionali, povere, isolate, e (credevo) che quelle laureate, appartenenti alla borghesia non avessero esperienza diretta di violenza domestica e che non l’avrebbero mai tollerata da amanti, compagni o mariti.

Invece la violenza colpisce donne di tutti i livelli d’istruzione e di tutte le professioni. In Italia è addirittura più frequente tra le laureate, le diplomate, le dirigenti, le libero professioniste, le imprenditrici, le funzionarie e le impiegate. Credevo che la maggior parte delle donne vittime di violenza fossero straniere – asiatiche, africane, mediorientali – e che in Europa fossero le donne del bacino mediterraneo a essere più frequentemente vittime di questo fenomeno, perché allevate ad accettare la superiorità e la violenza degli uomini.
Invece, in Italia, le donne che chiedono aiuto ai centri antiviolenza sono nel 68% dei casi Italiane, e in Europa le donne vittime di violenza sono più numerose nel Nord che nei paesi del Sud.

La violenza è più o meno la stessa dovunque e tra chiunque. Credevo che l’effetto delle pari opportunità sul lavoro e dell’uguaglianza tra uomini e donne avesse portato, in Europa, alla diminuzione della violenza sulle donne di ogni classe sociale, etnia e credo religioso e soprattutto credevo estinta la violenza psicologica, agita quando le donne venivano ritenute inferiori.
Invece la violenza sulle donne, anche quella psicologica, non è diminuita. È aumentata.

Credevo che in Europa non esistesse più la cultura secondo la quale l’uomo, come capofamiglia, ha lo “jus corrigendi”, usando una “vis modica” su moglie, figlie e sorelle. Invece il delitto d’onore è stato abrogato dal codice pensale soltanto il 5 agosto 1981. Credevo che nelle coppie chi agisse la violenza fosse sempre l’uomo e mai la donna. Invece esistono casi in cui è la donna ad agire la violenza. Nel mondo gli uomini che subiscono violenza sono il 6 per cento.

Credevo che una donna che ha subito violenza – e che l’ha vista infliggere ai propri figli – da un uomo sapesse tenersi alla larga dagli uomini violenti e credevo anche che non avrebbe mai più permesso all’aggressore di ritornare in famiglia. Invece la donna che subisce violenza è condizionata da tali comportamenti ed è attratta da uomini simili all’aggressore e spesso ritorna da chi ha aggredito lei e i suoi figli. O permette a lui di tornare.

Credevo che la crescita fisica e psicologica dei figli tenuti all’oscuro della violenza tra i genitori non sarebbe stata impedita o danneggiata. Invece i figli sentono la violenza in famiglia anche se non ne sono stati testimoni oculari e gli effetti sono significativi e, talvolta, a lungo termine. Problemi di apprendimento, fobie, aggressività, passività, disturbi psicosomatici, sintomi dissociativi, abuso di sostanze stupefacenti.

Credevo che i figli che hanno avuto esperienza di violenza tra i genitori o su di loro non avrebbero mai tollerato l’instaurarsi delle stesse dinamiche nei rapporti con i propri partner o coniugi. Invece è il contrario. Ci sono alte probabilità che in futuro, questi figli, ripropongano le stesse dinamiche nelle loro relazioni. Come se fosse una nemesi storica.

Occorrono cinque generazioni prima che si estinguano questi stili familiari. Credevo che una donna, se aiutata, si potesse riprendere facilmente dalla violenza fisica e psicologica. Invece è una faccenda estremamente complessa. Ci vuole un vero aiuto, vere informazioni, pazienza. E soprattutto, ci vuole tempo.