Don Giuseppe Anselmo

Ci è arrivato nei giorni scorsi questo pensiero da parte del Professor Benito Poggio, che ci aveva già scritto in passato. Lo pubblichiamo volentieri, nel ricordo di Don Anselmo. Buona lettura!

Benito Poggio
Benito Poggio

Don Giuseppe Anselmo
Ricordo di un seminatore di gioia e di bontà


Per la mia consueta visita a Don Giuseppe Anselmo, la mattina 10 aprile mi sono presentato alla “Casa del Clero”, ch’io considero una delle opere più meritorie del card. Siri. Si tratta di una visita (“Visitare gli infermi”) che facevo due volte l’anno per stare con lui, chiacchierare un po’ con lui, ricordare i tempi andati, le nostre attività in comune, portargli i saluti e gli auguri miei, di mia moglie Luisa e dei miei tre figli – oggi adulti – Federica, Beatrice e Corrado che numerose volte aveva gioiosamente accolto, bambini, a Casanova. Non mancavo mai di andare a trovarlo per Natale e per Pasqua e con gli auguri mi permettevo di portare a lui, che era sempre stato accogliente e generoso con tutti noi, un panettone e un uovo di cioccolato. Dapprima immobilizzato sulla sedia a rotelle, poi costretto a letto, mi accoglieva sempre con gioia: gioia che manifestava e traspariva dai suoi occhi. Negli ultimi tempi, essendo allettato, mi fermavo al suo capezzale e lui si limitava a poche parole e mi guardava con quei suoi occhi sempre vivaci e sorridenti, facendomi capire che gradiva la mia visita ed era contento della mia presenza. Come altre volte, all’entrata mi sono annunciato: “Salgo al terzo piano per far visita al mio caro amico sacerdote, Don Anselmo.” “Sì, vada. Ascensore. Terzo piano.” Raggiunto il terzo piano, due gentili infermiere mi chiedono: “Chi sta cercando?” “Don Anselmo” rispondo. “Ma come, non lo sa? È mancato a marzo.” Pregustavo già il mio incontro con lui e le nostre reciproche confidenze per cui la notizia della sua scomparsa proprio non me l’aspettavo. Alla mia sorpresa, una gentile e solerte signora, nerovestita, mi procura Il Cittadino datato 9 aprile su cui leggo di lui e della sua dipartita.
Prima del mio passaggio alle scuole superiori (Odero, Gobetti, Mazzini e D’Oria), eravamo stati a lungo colleghi negli anni ’70 alla Scuola Media Statale “Virginia Centurione” di Sestri Ponente: lui – in coppia con Don Casarsa, parroco al Fado – apprezzato e attivo docente di Religione oltre che operoso e benvoluto parroco a Casanova di Sant’Olcese. Quando la sua chiesa parrocchiale e la sua canonica subirono gravi danni a causa dell’alluvione, mi chiese di predisporgli un cartoncino da distribuire la notte di Natale: l’illustrazione evidenziava i danni subiti e lo scritto chiedeva, ma non solo ai parrocchiani, di contribuire ai restauri che lui riuscì a portare a termine… dopo aver vissuto in una roulotte ai margini del campo sportivo. Quante, quante volte mi ero recato con la famiglia da lui a Casanova! Ci ha sempre accolto in fraterna e gioiosa amicizia. Non mancò neppure di sollecitarmi a tenere un breve corso di inglese nella “tana”, la sede per i ragazzini della parrocchia. Con lui, organizzatore nato, che belle gite scolastiche! E che cantate sul pullman! Col suo buonumore sapeva dominare e tenere allegri i numerosi e chiassosi studenti a lui affidati. A volte mi recai con la famiglia alla Messa vespertina del sabato che teneva nell’Oratorio: la sua predica era essenziale e costruttiva. Ora che, mio malgrado, mi sono reso conto che non c’è più e non posso più contare sulla sua bontà, scorrono i ricordi dei miei momenti trascorsi con lui. Ma lo penso Lassù, nell’alto dei Cieli, dov’è la pace eterna, in comunione con quel Dio che lui ha amato e servito, al quale ha dedicato tutto se stesso e tutta la sua vita. Non posso, no, dimenticare il suo sorriso e le sue parole buone che non mi sono mai mancate né mai sono venute meno, neppure quando, suo malgrado, si è trovato immobilizzato. Non l’ho mai sentito lamentarsi e fino alla fine è stato un vero seminatore di gioia e di bontà.
Benito Poggio (*)

(*) Il Prof. Benito Poggio è stato Docente per anni di Lingua e Letteratura Inglese negli Istituti genovesi e Vicepreside Emerito del Liceo Classico Statale “Andrea D’Oria”

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