ATP: ricomincia la stagione dei tagli

Tagli

Da quando l’amministrazione Sanna guida Sant’Olcese non era mai successo. Orari insoddisfacenti, qualche disservizio e qualche corsa saltata per guasti tecnici, mezzi vecchi e inadeguati, pulizia e decoro a volte carenti. Ma non si erano mai avute riduzioni, anzi si era riuscito ad avere qualche corsa in più. Poi le varie richieste e progetti sulle nostre frazioni rimasti senza risposte nel cassetto di ATP per la ormai proverbiale e senza fine crisi aziendale. Ma adesso i già annunciati tagli del nuovo e temuto piano industriale dell’azienda di Carasco diventano realtà. Una realtà che i Comuni possono solo denunciare, tentare di spiegare ma nulla più, come è stato detto tra le righe nella riunione tenutasi nei giorni scorsi in Città Metropolitana alla presenza dei tecnici ATP, del Consigliere delegato ai trasporti metropolitano Antonino Oliveri e del Direttore del settore Mobilità Pietro Bellina.

Veniamo subito al dunque. Il nuovo piano industriale ha due impatti principali sui nostri cittadini e su quelli di tutti i Comuni presenti all’incontro: l’aumento del biglietto, o meglio la riduzione del tempo di percorrenza da 100 a 75 minuti, e il taglio del 50% dei costi sulle corse festive, ad esclusione del periodo estivo. ATP va ad eliminare totalmente le corse verso e da Casanova e a dimezzare quelle verso e da Sant’Olcese Chiesa, sulla base di freddi e purtroppo inconfutabili dati di carico: per le provenienze da Bolzaneto avremo 8 corse invece che 9, con 2 sole corse verso Sant’Olcese Chiesa (prima erano 5) e, come detto zero verso Casanova, contro le 2 di prima. Il resto delle corse (6) fermeranno a Piccarello. Stesso discorso per la destinazione verso Bolzaneto: 2 sole corse (contro 5) da Sant’Olcese Chiesa, zero da Casanova (prima erano 2). Da Piccarello partiranno le restanti 5 corse, per un totale di 7 corse contro 10. Il servizio feriale non subisce invece variazioni: almeno su questo il nostro grido di dolore è stato ascoltato.

E qui finiscono i freddi numeri. Torniamo alla riunione, che si è risolta in una lunga serie di difese del proprio ambito e di relazioni sullo stato di difficoltà di questo o quest’altro soggetto. ATP ha lamentato la scarsità di uomini e mezzi e la sua difficile situazione finanziaria, la Città Metropolitana ha a sua volta denunciato i progressivi tagli di Governo e Regione (manca oltre 1 milione sui circa 20 del contratto di servizio) ed anche le inadempienze nei pagamenti da parte dei Comuni (Sant’Olcese è peraltro in regola con i pagamenti fino alla fine del 2015). I Comuni a loro volta hanno denunciato le lacune di un servizio che ormai ha raggiunto per certi territori un livello tale da essere prossimo allo zero, senza che si veda un benché minimo cambio di rotta sulla gestione di un ambito sempre più in difficoltà. Tenuto anche conto del fatto che i nostri enti contribuiscono pesantemente a tenere in piedi un settore che non figura tra le nostre competenze istituzionali, raccogliendo peraltro le lamentele dei cittadini senza avere nessun potere sulle decisioni vere che vengono di volta in volta prese.

Ma il punto è un altro: mentre ATP e città metropolitana annaspano nelle loro inadeguatezze strutturali, non ci sono soluzioni praticabili al momento. Nel 2015 abbiamo approvato quello che poteva essere lo strumento per cambiare le cose: un accordo di programma regionale che avrebbe permesso probabilmente un’economia di scala differente e maggiori risorse da assegnare al servizio e non alle duplicate e mal governate strutture dirigenziali ed amministrative delle varie aziende di trasporto pubblico. Ma, come forse è noto, questo accordo è diventato carta straccia, in attesa dei pronunciamenti dei tribunali e delle decisioni della Regione sulle modalità della nuova gara che si terrà prima della fine del 2017.

Nel frattempo? Siamo in regime di proroga e, per due anni, l’unica scelta che possono fare i Comuni per non perdere interamente il servizio è quella di continuare a lavorare con ATP, monomandatario per il servizio su gomma extraurbano. E a pagare i nostri 40mila euro l’anno senza avere nessuna certezza, perché ATP è ormai un’azienda ripiegata su se stessa, che formula gli orari in maniera autoreferenziale per limitare straordinari, usura dei mezzi, problemi di sicurezza e sindacali, di fatto penalizzando sempre e solo il servizio e le fasce più deboli e disagiate della popolazione e disattendendo ogni tipo di richiesta e proposta da parte dei Comuni.

Pur capendo le necessità e le difficoltà di tutti, non possiamo stare zitti di fronte alla gestione scellerata del trasporto pubblico nel nostro paese che ha portato a questa situazione. La soluzione è una sola: quella del coraggio. Lo stesso coraggio che porta a proporre ai Comuni certe soluzioni senza via di fuga dovrebbe portare chi ha il potere decisionale vero ad una riorganizzazione seria del comparto, per tendere ad uno snellimento se non ad una riduzione di queste aziende che non stanno più in piedi e ad un coordinamento degli orari e delle tariffe tra i vari soggetti che possa evitare clamorose sovrapposizioni in aree redditizie e scandalosi buchi nelle zone più disagiate.

La decisione del nostro Comune è quella di convocare un tavolo urgente con i nostri vicini per discutere della situazione e traguardare al meglio l’unica azione che possiamo intraprendere: il raggiungimento dell’obiettivo comune della partenza della gara per il nuovo assetto del trasporto pubblico nella nostra Regione alle condizioni migliori per il nostro entroterra, sempre più valorizzato a parole ma penalizzato nei fatti.

 

Vi terremo come al solito aggiornati.

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