depuratore
L’assemblea durante il dibattito di ieri

Economicità, consumo del territorio, funzionalità, disponibilità delle aree. Sono questi i parametri che hanno portato Sant’Olcese ad appoggiare la realizzazione del nuovo depuratore del Tigullio orientale nella zona di Chiavari.

Un depuratore unico e comprensoriale: così hanno deciso a maggioranza ieri i sindaci di ATO Acqua della Città metropolitana di Genova, riuniti in assemblea per deliberare fra 5 diverse opzioni. Presenti anche i Comuni della Valpolcevera (Sant’Olcese era rappresentato dall’assessore alle finanze Enrico Trucco), perfettamente legittimati (e non estranei come sostenuto da qualcuno dei presenti) a prendere una decisione sul depuratore genovese. Una decisione che rappresenta proprio il segno dell’unità del territorio sotto il nuovo ente, l’inizio di un ragionamento collegiale e non più campanilistico, come si addice ad unica entità metropolitana.

Il voto, preceduto da due ore e mezza di discussione, non è stato unanime, ma ha fatto registrare un consistente numero di contrari alla scelta presa: a dire no all’opzione dell’impianto unico comprensoriale, che fosse a Chiavari o che fosse a Leivi, sono stati infatti 17 sindaci, in gran parte proprio del Tigullio e delle contigue valli Fontanabuona, Sturla e Graveglia: fra gli altri Chiavari, Lavagna, Rapallo, Zoagli, Santa Margherita Ligure, Cogorno, Lumarzo, Favale, Orero, Moconesi, Cicagna, Ne, Neirone, Borzonasca. Questi sindaci erano favorevoli all’opzione dei due depuratori. Favorevoli invece al depuratore unico altri 25 Comuni (tra cui il nostro), con 5 astenuti.

Una volta fatta la scelta del depuratore comprensoriale unico, si è votato fra l’opzione Chiavari (depuratore da costruire nella colmata) e l’opzione Leivi recentemente avanzata dal sindaco di questo comune (Pian Seriallo): hanno rivotato tutti i sindaci e l’opzione Chiavari ha avuto 23 sì e 13 no, con 5 astenuti. Anche in questo caso la nostra linea è risultata la più votata.

La scelta evita l’avvio della procedura di infrazione dell’UE per la persistente assenza di depuratori nella zona del Tigullio orientale, che comporterebbe una multa, calcolata in 61 milioni di euro, a carico di tutti gli utenti del servizio idrico di tutti i comuni della Città metropolitana. Per questo si è scelta la soluzione tecnicamente più efficiente, meno costosa e che consuma meno territorio, una scelta lontana da ragionamenti politici oltre che dovuta, visto che a pagare per questo importante e irrinunciabile investimento saremo noi, tutti i cittadini, con le nostre bollette. A tal proposito facciamo un po’ di cifre: dai 73 milioni dello Scenario 1 (Impianto Porto di Lavagna + impianti separati a Chiavari, Sestri Levante e Fontanabuona), ai 59 della soluzione scelta. Non proprio differenze da poco. Tutti i documenti tecnici sono comunque consultabili sul sito ufficiale di ATO.

Di direzione diversa è invece la decisione del ricorso al TAR preannunciato in assemblea dei sindaci dal primo cittadino di Chiavari Roberto Levaggi, il quale pur avendo partecipato al voto sostiene che la Città metropolitana non può decidere l’utilizzo di un’area del suo comune senza il consenso del comune stesso. Vedremo come si evolverà la vicenda.

Da parte sua, il Sindaco metropolitano e sindaco di Genova Marco Doria, che ha condotto impeccabilmente una riunione dai toni abbastanza accesi, ha dichiarato: “Con tale decisione, l’assemblea rispetta i tempi indicati dalla Regione Liguria con nota del 15 luglio scorso per evitare l’avvio della procedura di infrazione comunitaria. La scelta costituisce dunque un atto obbligato, da un lato per  evitare di subire pesanti sanzioni che sarebbero ricadute sugli enti territoriali, e quindi sui cittadini, e dall’altro per garantire al Tigullio un moderno sistema di depurazione delle acque”.

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